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Mass-media e infertilità

I mass-media hanno qualche responsabilità nell'informazione sull'infertilità?

Sì, e purtroppo la qualità delle informazioni è spesso scadente.L’informazione mediatica, che non distingue le gravidanze spontanee da quelle ottenute con la ovodonazione in donne attempate (cioè ottenute con gli ovociti donati da una donna più giovane), trasmette ogni giorno l'errata idea che la fertilità sia virtualmente conservata ad ogni età, ma la realtà è che una donna di 35 anni ha la metà delle possibilità di concepimento di una di trenta, ed una di 38 anni ne ha un quarto.
Anche un maschio ultraquarantenne è comunque meno fertile pur se accompagnato ad una donna più giovane.
Inoltre le terapie altamente tecnologiche per la sterilità consentono di porre rimedio a non più della metà dei casi.
E' chiaro che questa informazione sarà completamente inutile in un paese che non supporti la gravidanza e la creazione della famiglia, garantendo lavoro e sostegno alle giovani donne e alla famiglia in genere.

Un’altra responsabilità dei media è quella di non smentire alcune leggende metropolitane, come per esempio il fatto che sia necessario utilizzare strumenti complessi e costosi per individuare il giorno giusto per avere rapporti: in realtà per una donna con ciclo mestruale regolare e marito con liquido seminale normale è sufficiente avere rapporti regolari, almeno tre volte alla settima, per avere le stesse possibilità di concepimento di chi invece effettua stressanti monitoraggi.

Un secondo preconcetto è quello che sia necessaria un’astinenza prolungata dai rapporti prima dei giorni fertili: questa è utile per alcuni giorni solo per chi deve eseguire uno spermiogramma. Per chi invece deve concepire una astinenza molto lunga può essere addirittura controproducente.

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